X-Men vs. Street Fighter | Recensione Picchiaduro

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Ad una attenta analisi stupiscono gli elogi piovuti nel corso degli anni su codesto X-Men vs Street Fighter, primo storico cross-over tra gli eroi Marvel (qui limitati ai famosi mutanti) e i combattenti di strada Capcom. Stupiscono in quanto primo del suo genere, e come tale sotto molti aspetti invecchiato male, ma anche perché si mostra come un deciso passo indietro rispetto al suo onesto predecessore, Marvel Super Heroes, portando all’estremo le esagerazioni e la filosofia del button-mashing per compiacere il cliente americano della domenica.

Laddove X-Men: Children of the Atom e la sua naturale evoluzione MHS puntavano sì sulla spettacolarità degli scontri, ma senza quasi mai superare quella soglia generalmente nota come “che diavolo sta succedendo?”, X-Men vs Street Fighter la supera e la frantuma, con salti grilleschi e raggi di energia che se la giocherebbero con il Wave Motion Cannon della Corazzata Spaziale Yamato.

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La presentazione di questo primo cross-over Capcom è invero ottima, colori sgargianti, solita musichetta trascinante, select screen vivace e ben disegnato. Gli schieramenti sono composti da 8 esseri per parte, Ciclope, Wolverine, Tempesta, Rogue, Gambit, Magneto, Fenomeno e Sabretooth per la fazione X-Men, Ryu, Ken, Chun-Li, Nash, Dhalsim, Zanguef, M. Bison e Cammy per quella Capcom, con Gouki come personaggio segreto, e Apocalisse come boss finale. La grande introduzione in questo capitolo e che fece la sua fortuna è indubbiamente il combattimento a tag, e interessante fu che nello stesso mese (settembre 1996) debuttava anche Kizuna Encounter, il primo fighting game della SNK ad implementare il tag battle. L’impatto di X-Men vs. Street Fighter con questa caratteristica fu notevole, la possibilità di cambiare personaggio nel mezzo nella battaglia (al contrario del team battle di King of Fighters) fu una cosa del tutto nuova e apriva a nuove strategie di confronto. Purtroppo ogni parvenza di ragionato approccio va a farsi benedire dopo qualche scontro, se si esclude un uso sapiente degli air dash e di quando effettuare il cambio con il proprio compagno, che nel frattempo recupera un po’ di energia persa. La vittoria si ottiene sconfiggendo entrambi gli avversari, al contrario di Kizuna Encounter dove basta atterrarne uno per decretare la fine dell’incontro, rendendo ancora più fondamentale il momento del cambio.

Peccato che tutto ciò andrà perduto nel porting per PlayStation, in cui a causa dei soliti problemi di memoria della macchina Sony, Capcom fu costretta a rimuovere il tag system, limitando il tutto ad un banale uno contro uno con la possibilità di richiamare il compagno solo per un attacco di supporto. Priva quindi della sua attrattiva maggiore in termini di intrattenimento, la versione PSX non ha tecnicamente alcun senso di esistere, al contrario di quella Saturn che invece ne è provvista ed è quindi anche in questo caso la controparte da preferire.

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Le musiche sono un remix del già ascoltato, con le uniche eccezioni di quelle di Rogue, Sabertooth e Gambit, che per quanto a tratti gradevoli come da tradizione Capcom, faticano a risaltare nel caos della battaglia. Graficamente siamo ancora nel periodo CPS2 che per quanto glorioso, alle soglie del novantasette inizia a stancare, i fondali inoltre sono meno ispirati rispetto a quelli visti in Marvel Super Heroes. Gli X-Men vantano le stesse voci (ovviamente americane) della serie animata anni ’90, quindi da questo punto di vista è riposta invece una certa cura.

In definitiva la strada del sottogenere è tracciata, X-Men vs. Street Fighter fa la felicità degli appassionati delle lotte caciarone ancor più dei suoi predecessori, nel quale si passa quasi più tempo in aria che a terra tra doppi salti e air dash. C’è del buono nel primo cross-over Capcom, come il citato tag system e tutto ciò che ne consegue tra combo spettacolari e cambi di ritmo, ma il tutto viene sommerso da una certa superficialità di fondo, atta a raggiungere una fascia di utenza meno pretenziosa in termini di gameplay e non solo.

L’anno successivo sarà la volta di Marvel Super Heroes vs. Street Fighter, praticamente un copia e incolla del qui esaminato prodotto ma con l’aggiunta degli altri eroi Marvel e ulteriori innesti Capcom; quindi stessa minestra, la serie tornerà sui giusti binari l’anno ancora seguente con il primo Marvel vs. Capcom. X-Men vs. Street Fighter non è stato incluso in alcuna raccolta né è stato oggetto di qualsivoglia remaster digitale, anche questo vorrà pur dire qualcosa.

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Twinkle

Nato nel 1986 tra le braccia di papà Commodore64 e mamma Amiga, approda alle console con il Sega Megadrive per poi unirsi anni dopo alla rivoluzione Sony, senza però mai dimenticare le sue radici di sangue blu e con un occhio sempre vigile sul mondo Nintendo. Costantemente alla ricerca di nuovi e vecchi stimoli, i picchiaduro, che siano a due o tre dimensioni, non sono che una delle tante (troppe) passioni coltivate negli anni. Nel 2010 fonda e fa crescere insieme ad una manciata di individui l'odierna realtà internettiana di Fighting Side, piccolo ma affiatato covo di anime sperdute con un approccio spensierato alla loro passione. Volendo lo si trova anche a scrivere articoli su AnimeClick.it

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X-Men vs. Street Fighter

X-Men vs. Street Fighter
7.12

GRAFICA

8/10

    SONORO

    6/10

      TECNICA

      6/10

        CARISMA

        8/10

          INNOVAZIONE

          7/10

            OK

            • Graficamente sempre ottimo e colorato al punto giusto
            • A tratti può divertire
            • Introdotto il tag system...

            KO

            • ...rimosso nella scadente versione PSX
            • Eccessivo, esagerato
            • Boss finale deludente