Mortal Kombat: Deception | Recensione Picchiaduro

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Dopo la rinascita 3D di Mortal Kombat avvenuta con l’interessante Deadly Alliance, la Midway era tornata a vendere alla grande.
I fan volevano addirittura un MK all’anno e furono presto accontentati con l’uscita di MK Deception, il sesto episodio rilasciato negli USA a ottobre 2004.

Seguito diretto del precedente capitolo, il bel filmato d’apertura racconta che i guerrieri terrestri non se la sono cavata troppo bene senza Liu Kang. Al solo Raiden è rimato il compito di affrontare l’Alleanza Mortale formata dai due negromanti Shang Tsung e Quan Chi, finché sulla scena appare un certo Onaga: il primo sovrano dell’Outworld tornato misteriosamente dall’aldilà per reclamare il dominio del suo regno. Raiden è quindi costretto ad usare l’autodistruzione, ma il mostro sembra non averne risentito e inizia il suo piano di conquista schiavizzando i vari combattenti caduti. Come abbia fatto questo Onaga a tornare fra i mortali ce lo spiega lo story mode (Konquest), strutturato per la prima volta come un gioco adventure dove bisogna tornare indietro nel tempo e controllare un eroe inedito: Shujinko, colui che ha permesso inconsapevolmente al “Dragon King” di rivivere. Deception (inganno) non è certo un nome a caso, dato che il giovane Shujinko, decenni addietro, pensando di interagire con un avatar degli Dei Anziani, era entrato in contatto con lo spirito di Onaga, il quale lo guidò con l’inganno per recuperare nei vari reami gli artefatti chiamati Kamidogu, che gli avrebbero permesso di ottenere un corpo fisico. La vicenda in sé è più complessa e confusa delle precedenti, e non ci dilungheremo troppo sui dettagli; basti sapere che in MK6, Shujinko dovrà girare (a piedi) per tutti i luoghi principali del “MK Universe”, interagendo con i personaggi classici attraverso dei tutorial per apprendere i rudimenti del gameplay e svolgendo missioni secondarie o combattimenti standard, per progredire nella storia e soddisfare le richieste di Onaga, fino al momento in cui capirà di essere stato ingannato per oltre 50 anni.

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L’idea di questo story mode in salsa adventure, sulla falsariga degli spin off Mythologies e Special Force, è apprezzabile, ma è un po’ troppo ripetitivo ed utile più che altro ad attivare gli sbloccabili da comprare nella Kripta. Per raccontare la storia di Deception, nonostante la sua lunghezza, sarebbe bastata qualche buona schermata fissa come nei precedenti Mortal Kombat; in questo caso, probabilmente, è stato tentato l’esperimento di creare un “gioco nel gioco”, col rischio di non eccellere da nessuna parte. I fans di MK saranno contenti di girare per i luoghi tipici della serie aprendo forzieri, combattendo e parlando pure con tizi improbabili, anche se tutte le locations percorse, viste spesso come stages nei precedenti episodi, sono state realizzate troppo spartanamente riducendosi a sconfinate distese pianeggianti con qualche elemento qua e là. La modalità, che dura oltre le 15 ore, si porta a termine volentieri, ma difficilmente si avrà voglia di ricominciarla a meno che vi siate persi qualche passaggio o segreto.

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Parlando invece del principale Arcade Mode, ci troviamo davanti a 25 personaggi vecchi e nuovi. Tra le vecchie glorie spiccano Kabal, Baraka, Nightwolf, Tanya, Ermac, Noob Saibot (per la prima volta in “tag-team” con Smoke) e Liu Kang in versione zombie; sul fronte “new entries” purtroppo non siamo stati fortunati come in Deadly Alliance, almeno a livello di carisma. I nuovi lottatori, che vanno da nuove reclute del Black Dragon agli “strambi” abitanti di Orderrealm & Chaosrealm, pur essendo ottimamente strutturati come background, non “bucano il video” a causa di un design a volte poco azzeccato per gli standard di MK; uno dei pochi novizi che si è rivelato degno di nota è stato Havik: il chierico del Chaosrealm capace di trarre beneficio dall’autolesionismo, recentemente diventato il vero cattivo del prequel a fumetti di Mortal Kombat X (2015).

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Arrivando al gameplay, bisogna dire che questo Mortal Kombat è il chiaro esempio del concetto “se lo fanno tutti, lo faccio anch’io”: Deception è uno dei MK (insieme al successore Armageddon) che come meccaniche meno si distacca dal predecessore, uniformandosi ai concorrenti 3D Tekken o Soul Calibur che, limitandosi a sistemare piccoli errori, lasciano invariato il sistema di gioco base. Qui si gioca esattamente come nel Deadly Alliance: i personaggi già apparsi hanno praticamente le medesime combo e le medesime animazioni già viste nel predecessore, così come sono rimasti invariati il gameplay a 3 stili di lotta, la parata a tasto, il sistema di combo preimpostate. Pad alla mano, comunque, del nuovo c’è: si nota una maggiore possibilità di juggling e il ritorno dell’uppercut standardizzato per tutti. Imperdonabile però il riciclo di alcuni stili appartenenti a personaggi storici assenti: può dar fastidio, ad esempio, vedere il già citato Havik sfoggiare il Tang Soo Do di Quan Chi e lo stile “Snake” di Shang Tsung. Nota di merito per le famose fatalities, alcune abbastanza impressionanti e tornate ad essere 2 per personaggio, con l’aggiunta di una terza comune a tutti: l’Hara Kiri, con il quale il perdente può suicidarsi in modo pittoresco prima di subire il colpo di grazia.

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Parlando di novità, una delle più visibili riguarda le arene, totalmente interattive e a volte multilivello: ora sì può ribaltare l’esito di uno scontro lanciando il nemico dai margini per farlo spappolare dal “tritacarnone” o sfracellare dall’altissimo Sky Temple, in alternativa è possibile raccogliere armi messe lì apposta da spaccare sul muso all’avversario (similmente ai corpi contundenti di MK4).

Sul livello grafico siamo messi leggermente meglio di Deadly Alliance, anche se Soul Calibur 2 o qualsiasi Tekken sono ancora lontani. Chiaramente il gioco è godibile e presenta generalmente buoni dettagli in tutto, ma si nota ancora una modellazione poligonale un po’ grezza, che rende i personaggi con un’anatomia a metà fra il cartoonesco e il realistico; anche certi effetti come l’acqua dell’Isola Yng Yang o il sangue potevano essere fatti meglio. Garanzia invece per il sonoro by Dan Forden, mostro sacro nel suo campo.

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Potrebbe essere finita qui, ma non lo è. Deception è pieno zeppo di roba: all’immancabile arcade, al prolisso Konquest e alla Kripta, si aggiungono il Chess Kombat e il Puzzle Kombat.
Sul Chess Kombat, o Kombat Scacchi, possiamo dire che è una modalità ad incontri dove bisognerà mettere alcuni personaggi a ruolo di pedoni, re e regine ed avanzare verso la squadra nemica seguendo a grandi linee le regole degli scacchi; un extra carino, soprattutto per la fine splatter che fanno gli sconfitti sula scacchiera.
Il Puzzle Kombat invece non è altro che il Puzzle Fighter di Capcom, uscito nel ’96 circa, riproposto con i personaggi di MK in versione deformed. Per chi non lo sapesse, si tratta di un gioco che segue parzialmente lo schema a mattoncini di Tetris, da allineare in base al colore per poi distruggerli con un draghetto del colore apposito; esiste pure una mossa speciale per eliminare più mattoncini, usufruibile dopo aver riempito un’apposita barra.

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COMMENTO FINALE

Parola d’ordine: abbondanza. Così si può descrivere a grandi linee il Deception, che è più un raccoglitore di giochi vari a tema Mortal Kombat piuttosto che un picchiaduro nel vero senso della parola. Un gioco non su licenza che si comporta da gioco su licenza, pensato soprattutto per l’utenza di MK piuttosto che per il consumatore medio di fighting game ad incontri. MK Deception è quindi consigliato non a chi vuole un picchiaduro che rispetti le regole della categoria, ma a tutta la gente che vuole un gioco completo senza ragionare per generi o a chi vuole iniziare ad appassionarsi a questa serie. In ogni caso, il gameplay decisamente migliorato dal predecessore e le varie chicche presenti, lo confermano come il miglior MK in 3 dimensioni, cosa che non spetterà al successore Armageddon.

Avendo “appena” 10 anni, è ancora possibile trovarlo per PS2, Xbox, Gamecube, e PSP in versione Unchained (completa di personaggi aggiuntivi).

Rapper Nero

Classe fine 86, ha iniziato ad amare i picchiaduro grazie ai cabinati di Street Fighter 2 e Mortal Kombat. Oltre a recensire su questo lido, gestisce il suo blog "Disciplina Urbana" e scrive articoli informativi su Mortal Kombat per alcuni siti specializzati. Fieramente contro la competizione torneistica eccessiva e sostenitore degli universi narrativi solidi nei picchiaduro… il nickname Rapper Nero deriva da un nome provvisorio dato ad un personaggio di sua invenzione; nessun riferimento alla cultura Hip Hop (soprattutto per la piega “gangsta-capitalistica” presa dal genere -tiene a precisare-).

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Mortal Kombat: Deception
8.3

GRAFICA

8/10

    SONORO

    9/10

      TECNICA

      9/10

        CARISMA

        9/10

          INNOVAZIONE

          8/10

            OK

            • Sistema di gioco più solido
            • Tantissimi contenuti
            • Konquest bello lungo (pure troppo)
            • Ambienti interattivi

            KO

            • Gameplay comunque troppo simile al predecessore
            • Riciclo di certi stili di lotta...
            • Alcune new entries non all'altezza
            • Nonostante sia lungo, il Konquest è parecchio ripetitivo